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 ◊ Ad Aprile 2007 al via i campi Tethys per osservare le balene

Per chiunque ami il mare è un’esperienza straordinaria, una vacanza nella natura che non richiede competenze specifiche ma solo entusiasmo, spirito di gruppo e voglia di avvicinarsi ai mammiferi marini dei nostri mari. Per gli studenti rappresenta una preziosa esperienza formativa a contatto con biologi esperti e apparecchiature sofisticate.

Si allunga la stagione di raccolta dati sui cetacei condotta da Tethys, l’Istituto di ricerca che da oltre 20 anni si occupa dello studio e della tutela di questi animali in Mediterraneo: già dal 25 aprile si apriranno i campi di osservazione e studio in Mar Ligure. La ricerca sarà dedicata in particolare alla raccolta di dati sulle balenottere comuni, che in primavera fanno ritorno nelle acque del Santuario per nutrirsi di minuscoli gamberetti. E’ un’occasione unica per ammirare in natura questi straordinari e giganteschi animali contribuendo in prima persona alla loro salvaguardia. I volontari, infatti, partecipando ai campi di osservazione e affiancando i biologi nelle attività di raccolta dati, possono vivere un’incredibile esperienza e partecipare attivamente alla ricerca.

Tre sono i progetti a cui è possibile partecipare:

Nel Santuario “Pelagos” dei Cetacei, in Mar Ligure
Il Santuario Pelagos, creato a partire da una proposta dell’Istituto Tethys, possiede una delle più alte concentrazioni di cetacei di tutto il Mediterraneo. A bordo della confortevole “Pelagos”, un motorsailer di 21 metri dotato di sofisticati strumenti di ricerca, i ricercatori, assistiti dai partecipanti ai campi, studiano il comportamento della maestosa balenottera comune e della vivace stenella striata, ascoltano con l’idrofono i suoni del grande capodoglio e fotografano, allo scopo di identificare i vari individui, altri cetacei meno conosciuti come il globicefalo, il grampo e il misterioso zifio. Oltre ai cetacei, non è difficile avvistare creature marine tra cui pesci luna, mobule, tartarughe e uccelli. A bordo, avventura e ricerca si alternano a momenti di relax e a lezioni "mirate" sulla biologia dei cetacei.

Presso l’Isola di Kalamos, nella Grecia Ionica
Kalamos è una piccola isola non ancora raggiunta dal turismo di massa, dove i ricercatori dell’Istituto Tethys studiano da 15 anni tursiopi e delfini comuni allo scopo di conoscere le loro abitudini e le minacce a cui sono sottoposti. I biologi, dopo aver constatato il declino del delfino comune nell’area di studio, causato da una drastica riduzione delle loro prede, hanno fatto in modo che la popolazione mediterranea venisse inserita nella Lista Rossa dell’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) tra quelle in pericolo di estinzione. I ricercatori sono ora impegnati a studiare una comunità residente di tursiopi, ancora in buona salute, e a monitorare gli ultimi delfini comuni presenti nella zona. I partecipanti ai campi di ricerca alloggeranno in una caratteristica casa locale in mezzo al verde e usciranno in mare a bordo di gommoni a chiglia rigida. A volte, tra un delfino e l’altro, si può incontrare una foca monaca, un pesce spada o una tartaruga marina.

Nel Golfo di Napoli, a Ischia, in collaborazione Delphis mdc
Le acque di Ischia rappresentano un'area ideale per lo studio dei cetacei poiché vi si registra la presenza regolare di cinque diverse specie del Mediterraneo: stenella striata, delfino comune, tursiope, grampo e balenottera comune. Globicefalo e capodoglio sono ospiti occasionali. Priorità del team di ricerca è la salvaguardia del raro delfino comune. I partecipanti saranno ospitati a bordo del magnifico veliero-laboratorio "Jean Gab", un cutter oceanico di 17,7 metri che naviga prevalentemente a vela ed è attrezzato con idrofoni e telecamere subacquee per documentare il comportamento dei delfini.

Il campi inizieranno il 25 aprile in Mar Ligure (con una pausa tra il 2 e il 20 maggio) e il 27 maggio in Grecia e avranno la durata di 6 giorni. Il costo varia da 575 a 880 Euro a seconda del periodo scelto e della località e include vitto, alloggio, assicurazione e quota sociale. Sconti speciali per gli studenti sotto i 26 anni. Per gli studenti universitari l’esperienza può valere come credito formativo.

I campi Tethys sono inclusi nel prestigioso programma “Out of the Blue” della Whale and Dolphin Conservation Society, che offre una selezione dei migliori campi di osservazione e studio dei cetacei in tutto il mondo.


02 marzo 2007

Prima analisi sui cetacei del santuario: balenottere più al largo e più curiose!

Dopo neanche due mesi di raccolta dati in mare, quest’anno i ricercatori dell’Istituto Tethys, che da quasi vent'anni navigano ogni estate nelle acque del Santuario Pelagos per studiare balene e delfini, hanno già percorso dallo scorso 22 maggio, data di inizio stagione, oltre 3940 Km con un “bottino” di ben 88 avvistamenti di cetacei, in prevalenza stenelle striate e balenottere comuni, il più grande animale vivente secondo solo alla balenottera azzurra.

Nonostante le condizioni meteorologiche siano state avverse per la maggior parte del tempo, sono già moltissimi i dati raccolti, anche grazie alle attrezzature scientifiche di cui è dotata la nuova imbarcazione di ricerca, il motorsailer di 21 m battezzato “Pelagos”, che vanno ad aggiungersi al più vasto dataset dei mari italiani relativo alla distribuzione, abbondanza, ecologia e struttura sociale di tutte le specie di cetacei presenti nel Santuario.

Da una prima analisi dei dati sembra ci sia un cambiamento nella distribuzione della balenottera comune, specie che trova nel Mar ligure occidentale uno dei più importanti siti di alimentazione dell'intero Mediterraneo, dato che gli esemplari avvistati in questi primi due mesi di ricerca si trovavano a una maggiore distanza dalla costa, rispetto alle precedenti stagioni di studio. Probabilmente questo comportamento è legato alla diversa distribuzione della loro preda preferita, un piccolo gamberetto (Meganictyphanes norvegica) che si sposta in grossi banchi a seconda delle correnti.

Una curiosità che i ricercatori hanno riscontrato quest’anno è stato il comportamento estremamente tranquillo e curioso da parte di un paio di rappresentanti dei giganti del mare. "Nei miei vent'anni di attività di ricercatore – ha detto Sabina Airoldi responsabile Tethys del Progetto in Mar Ligure - non mi era mai accaduto di imbattermi in balenottere così curiose e affatto timorose! La scorsa settimana – ha raccontato - con gli altri ricercatori e i volontari che partecipano alle crociere di ricerca (dandoci un aiuto prezioso nella raccolta dati e contribuendo attivamente alla conservazione dei cetacei) abbiamo avvistato due grosse balenottere a oltre 25 miglia da Sanremo. Inaspettatamente sono state proprio loro ad avvicinarsi alla nostra imbarcazione, restando a meno di 10 m da noi per quasi 5 ore. Devo confessare che avere due animali dalle dimensioni colossali (circa 22 metri di lunghezza e 50-60 tonnellate di peso) così vicini da percepirne distintamente l’odore e venire letteralmente ricoperti dai loro soffi è stata un'esperienza davvero emozionante, anche per una "veterana" come me! Non vi dico per i volontari, che hanno vissuto un’avventura unica".

Ma non sono state solo le balenottere ad allietare le traversate tra la Liguria e la Corsica e le altre tratte di mare in queste prime settimane di ricerca. Moltissimi gli avvistamenti di stenella striata e poi anche tursiopi, grampi e zifi. Per quanto riguarda queste ultime due specie i ricercatori hanno avuto il piacere di rincontrare una vecchia conoscenza: “Maura” una giovane femmina di grampo in compagnia del suo cucciolo, che probabilmente non aveva più di 40 giorni data la presenza sul corpo di pieghe fetali. Per quanto riguarda gli zifii, invece, due individui sono emersi a pochi metri dalla barca permettendo ai ricercatori di fotografare la loro pinna dorsale e di identificarli, ottenendo così qualche dato in più su questi cetacei dal temperamento particolarmente schivo.

Ma la ricerca continua e i ricercatori Tethys sono pronti a nuovi ed emozionanti incontri con le balenottere, che probabilmente verso fine agosto cominceranno pian piano a spostarsi verso ovest lasciando il posto ai capodogli, protagonisti indiscussi di fine estate.

18 luglio 2006

A maggio al via i campi Tethys di osservazione e studio dei cetacei del Mediterraneo

20 anni di esperienza con balene e delfini permettono all’Istituto Tethys di offrire la possibilità di vivere un’esperienza straordinaria a chiunque ami il mare. Una vacanza nella natura che non richiede competenze specifiche ma solo entusiasmo, spirito di gruppo e voglia di avvicinarsi ai mammiferi marini dei nostri mari.
La stagione di ricerca avrà inizio già a maggio, con la nuova imbarcazione del progetto Cetacean Sanctuary Research in Mar Ligure che, oltre a essere estremamente confortevole, potrà ospitare una persona in più. Dopo l’ottimo risultato ottenuto lo scorso anno con un sempre maggiore coinvolgimento dei volontari, anche questa volta i partecipanti saranno i veri protagonisti, affiancando i biologi nelle attività di ricerca e contribuendo così in prima persona alla salvaguardia di balene e delfini.
Tre sono i progetti di ricerca a cui è possibile partecipare:
Nel Santuario “Pelagos” dei cetacei, in Mar Ligure
Nell’area marina compresa nel bacino Corso-Liguro-Provenzale, decretata area protetta dal 1999 anche grazie alle ricerche dell’Istituto Tethys, si trova una delle più alte concentrazioni di cetacei di tutto il Mediterraneo. A bordo della nuovissima ed elegante “Pelagos”, un motorsailer di 21 metri dotato di sofisticati strumenti di ricerca, i ricercatori, assistiti dai partecipanti ai campi, studiano il comportamento dell’enorme balenottera comune e della vivace stenella striata, ascoltano con l’idrofono i suoni del maestoso capodoglio e fotografano, allo scopo di identificare i vari individui, altri cetacei meno conosciuti come il globicefalo, il grampo e il misterioso zifio. Oltre ai cetacei, non è difficile avvistare creature marine tra cui pesci luna, mobule, tartarughe e uccelli. A bordo, avventura e ricerca si alternano a momenti di relax e a lezioni "mirate" sulla biologia dei cetacei.
Presso l’Isola di Kalamos, nella Grecia Ionica
Kalamos è una piccola isola non ancora raggiunta dal turismo di massa, dove i ricercatori dell’Istituto Tethys studiano da oltre 10 anni tursiopi e delfini comuni allo scopo di conoscere le loro abitudini e le minacce a cui sono sottoposti. I biologi, dopo aver constatato il rapido declino del delfino comune nell’area di studio, causato da una drastica riduzione delle loro prede, hanno fatto in modo che la popolazione mediterranea venisse inserita nella Lista Rossa dell’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) tra quelle in pericolo di estinzione. I partecipanti ai campi di ricerca alloggeranno in una caratteristica casa locale e usciranno in mare a bordo di gommoni a chiglia rigida. A volte, tra un delfino e l’altro, si può incontrare una foca monoca, un pesce spada o una tartaruga marina.
Nel Golfo di Napoli, a Ischia, in collaborazione Delphis mdc
Le acque di Ischia rappresentano un'area ideale per lo studio dei cetacei poiché vi si registra la presenza regolare di cinque diverse specie del Mediterraneo: stenella striata, delfino comune, tursiope, grampo e balenottera comune. Globicefalo e capodoglio sono ospiti occasionali. Priorità del team di ricerca è la salvaguardia del raro delfino comune. I partecipanti saranno ospitati a bordo del magnifico veliero-laboratorio "Jean Gab", un cutter oceanico di 17,7 metri che naviga prevalentemente a vela ed è attrezzato con idrofoni e telecamere subacquee per documentare il comportamento dei delfini.
Il campi durano 6 giorni. Il costo varia da 500 a 870 Euro a seconda del periodo scelto e della località e include vitto, alloggio, assicurazione e quota sociale. Sconti speciali per gli studenti sotto i 26 anni e per chi partecipa a più turni. Per gli studenti universitari di materie scientifiche, il certificato rilasciato a fine corso vale come credito formativo.
I campi Tethys sono inclusi nel prestigioso programma “Out of the Blue” della Whale and Dolphin Conservation Society, che offre una selezione dei migliori campi di osservazione e studio dei cetacei in tutto il mondo.

 

10 febbraio 2006

Delfino comune del Mediterraneo: Più protetto di così non si può... Ma solo sulla carta

La popolazione mediterranea del delfino comune

(Delphinus delphis) ha raggiunto il più alto grado di protezione possibile, legislativamente parlando, passando dall’Appendice II all’Appendice I della Convenzione sulle Specie selvatiche Migratorie – CMS - (conosciuta anche come Convenzione di Bonn), nata con lo scopo di tutelare gli animali migratori, terrestri e marini, e l’avifauna. Questa importante decisione è stata presa al convegno della CMS tenutosi a Nairobi alla fine dello scorso novembre. “Questo innalzamento del livello di guardia normativo – spiega Giovanni Bearzi, presidente dell’Istituto Tethys che si occupa della tutela di questi animali - indica che il delfino comune necessita di misure urgenti di tutela se non si vuole che scompaia del tutto dal Mediterraneo”. Tali misure, per essere efficaci, dovranno comprendere la conservazione dell’habitat dove vivono questi animali – ad esempio attraverso la creazione di Aree Marine Protette - e il controllo di tutti i fattori che possono mettere in pericolo la sopravvivenza della specie in Mediterraneo, tra cui la pesca eccessiva e le catture accidentali nelle reti. Tutti gli Stati che aderiscono alla Convenzione di Bonn hanno l’obbligo di promuovere azioni in questo senso. Il delfino comune del Mediterraneo, molto abbondante nelle nostre acque fino a 30-50 anni fa, era da tempo al centro dell’attenzione dal punta di vista conservazionistico, tanto che nel 2003 l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) – in seguito a una proposta dello stesso Bearzi – lo aveva incluso nella famosa Lista Rossa degli animali più minacciati, dichiarandolo “in pericolo”. “Con questo ulteriore traguardo – spiega Bearzi – la popolazione mediterranea di delfino comune ha ottenuto la massima protezione normativa che era possibile ottenere. Ora è necessario che gli stati rivieraschi del Mediterraneo passino dalle parole ai fatti, e si adoperino concretamente per la tutela degli animali in natura”.

16 gennaio 2006

Caccia alle Balene: per studiare i grandi Cetacei il massacro non serve

Il 24 giugno a Ulsan, in Corea, si è concluso il 57° Meeting della Commissione Baleniera Internazionale (IWC) - un mese di incontri scientifici e dibattiti politici – che ha visto gli stati pro-caccia (in testa Giappone, Norvegia e Islanda) sconfitti ancora una volta. I balenieri non sono riusciti, infatti, nel loro intento di abolire la moratoria del 1986 che tutela i grandi cetacei, né in quello di aumentare le specie cacciabili o almeno di passare al voto segreto. Tuttavia, probabilmente, è solo questione di tempo e per il prossimo incontro dell’IWC, il Giappone si è detto fiducioso di riuscire a portare dalla sua parte abbastanza paesi (specie quelli più poveri, dei quali è facile “comprare” il voto con incentivi economici di vario tipo) in modo da riaprire la caccia commerciale alle balene. I giapponesi, comunque, hanno dichiarato che, nonostante quest’anno non abbiano conquistato i voti necessari ad aumentare le quote di caccia, raddoppieranno ugualmente, anche senza consenso, il numero di balenottere minori (arrivando a 850) uccise nelle acque antartiche, inserendo nel massacro anche 50 balenottere comuni e 50 megattere all’anno. L’attività baleniera del Giappone è, almeno sulla carta, a scopo scientifico ma non rispetta mai il numero di catture pianificato, tanto che quest’anno l’Australia ha tentato di far punire il popolo nipponico per questa inadempienza ma, purtroppo, non è riuscita nel suo intento.

“Le motivazioni portate dai giapponesi per legittimare un così alto numero di balene uccise non trovano una corrispondenza scientifica” ha detto Simone Panigada, che ha partecipato a Ulsan all’incontro del Comitato scientifico della Commissione Baleniera Internazionale in qualità di rappresentate della delegazione italiana, insieme a Bruno Cozzi dell’Università di Padova e a Caterina Fortuna dell’ICRAM. Dopo aver accusato ingiustamente i cetacei di essere i responsabili del depauperamento delle risorse ittiche degli oceani, quest’anno il Giappone ha proposto di ridurre anche gli stock di balenottere comuni e megattere per “tutelare” la più rara balenottera azzurra come se fossero queste specie a mettere in pericolo il futuro della meno abbondante cugina invece dell’inquinamento acustico, del degrado dell’ambiente marino, del sovrasfruttamento delle risorse causato dalla pesca indiscriminata, dalle collisioni con navi sempre più veloci e da altro ancora.. “Non meno accesa – ha detto Panigada che è Vicepresidente dell’Istituto Tethys, organizzazione che da vent’anni studia e tutela i cetacei in Mediterraneo – è stata la discussione sulla liceità dell’uso di metodi letali per la ricerca scientifica sui cetacei, sulla consistenza degli stock di cetacei campionati e sui parametri e le metodologie impiegati nello studio. Per i giapponesi non esistono mezzi meno invasivi dell’uccisione delle balene per studiare adeguatamente questi animali (ricordiamo che il Giappone sostiene di cacciare i cetacei solo a scopo scientifico), mentre i ricercatori di tutto il mondo impiegano da anni e con successo metodi di ricerca assolutamente innocui per i cetacei. Solo la settimana scorsa – ha aggiunto Panigada – nel Santuario Pelagos dei Cetacei in Mar Ligure, durante le campagne di studio dell’Istituto Tethys abbiamo effettuato oltre 25 avvistamenti di balenottere comuni sulle quali abbiamo raccolto molti dati interessanti senza bisogno di arrecare alcun danno agli animali”. Tra le tecniche non invasive impiegate dall’Istituto Tethys per studiare le balenottere ricordiamo il prelievo a distanza di minuscoli campioni di tessuto, grazie ai quali è possibile studiare la genetica di questa specie (Tethys ha contribuito a dimostrare che è la popolazione mediterranea è isolata e largamente separata da quella atlantica) e il carico di contaminanti accumulato nel tessuto adiposo, e di campioni di feci che permettono di studiare la loro dieta. Inoltre, grazie all’applicazione tramite ventosa di un piccolo registratore di profondità (TDR) sul dorso delle balenottere è possibile conoscere la profondità raggiunta da questi animali, il tempo trascorso in immersione e la loro velocità, mentre con la tecnica della fotoidentificazione si possono catalogare i diversi individui (Tethys ha identificato oltre 350 balenottere nel Santuario). Infine, seguendo appositi protocolli si può studiare il comportamento delle balenottere nei confronti delle imbarcazioni e quindi delineare regole per ridurre il disturbo agli animali durante le attività di whale-watching.

“I documenti e i report presentati dal Giappone durante le riunioni dell’IWC – ha aggiunto il vicepresidente Tethys – sono, inoltre, incompleti e solo in rari casi i dati raccolti vengono pubblicati su riviste internazionali indicizzate, contribuendo poco o nulla alle conoscenze scientifiche – che si basano in massima parte sui dati ottenuti tramite metodi di ricerca non letali”. In pratica la scientificità degli scienziati nipponici al soldo dell’industria baleniera sembra esaurirsi sulle tavole dei ristoranti dove i dati sulle balene (sotto forma di tranci, bistecche e zuppe) ne arrivano in abbondanza!

“Non è però solo la caccia – ha detto Panigada – a preoccupare conservazionisti e studiosi. Altre minacce, infatti, potrebbero mettere a serio rischio il futuro di alcune specie di cetacei. Tra gli argomenti di cui si è discusso durante la riunione del comitato scientifico dell’IWC ci sono l’inquinamento acustico, lo stato dell’ambiente, la protezione delle specie più in pericolo, i livelli di contaminanti nei cetacei, le catture accidentali (che in alcuni paesi rappresentano un importante fattore economico, data la commercializzazione a fini alimentari della carni ricavate dai prodotti del by-catch), le collisioni con le imbarcazioni e le interazioni con le reti derivanti (spadare)”. Tutte questi pericoli per i cetacei il Giappone non li vuole neanche prendere in considerazione e anzi si è detto fortemente contrario alle attività del Comitato Scientifico che si occupa delle della conservazione di questi animali.

Un’altra nota negativa di questo 57° Meeting è il fatto che il Presidente Brasiliano Lula non è riuscito per il momento a dar vita a un nuovo santuario dei cetacei nell'Atlantico del sud. Se dovessero avverarsi le nefaste previsioni che vedono gli stati pro-caccia abolire a breve la moratoria dell’86, la creazione di queste oasi protette per i cetacei sarà sempre più rilevante per il futuro di questi animali.

1 luglio 2005

Nuovo Progetto dell’Istituto Tethys in Grecia: i primi risultati sui tursiopi del Golfo di Amvrakikos

Si amplia l’area di studio del

progetto Ionian Dolphin Project condotto presso l’isola di Kalamos in Grecia Ionica, dove dal 1993 i ricercatori dell’Istituto Tethys studiano delfini comuni e tursiopi. La nuova area di studio comprende ora anche il Golfo di Amvrakikos, un bacino semichiuso, dove, malgrado le acque inquinate e grazie alla straordinaria abbondanza di prede, vive una popolazione residente di tursiopi.

Dopo tre anni di survey nel Golfo di Amvrakikos, l’Istituto Tethys ha aperto ufficialmente lo scorso gennaio una nuova e grande base di ricerca a Vonitsa, una cittadina che si affaccia sul golfo.

Designato come sito Ramsar dal 1975 e area soggetta a speciale protezione dalla direttiva EC 79/409 per la conservazione dell’avifauna selvatica e dalla Convenzione di Barcellona, il Golfo di Amvrakikos è stato incluso nella rete del progetto Natura 2000. Il golfo è il più grande e uno dei più importanti bacini chiusi della Grecia. Copre un’area di circa 400 Km2, si estende su 256 Km di costa, e raggiunge una profondità massima di 60 metri.

Queste caratteristiche ne fanno un luogo ideale per svolgere ricerche sui delfini costieri che lo abitano. Acque chiuse, protette e calme per tutto l’anno, come quelle di Amvrakikos, consentono di svolgere campagne di studio anche durante il periodo invernale e di stimare con buona precisione la composizione e la dinamica della popolazione dei delfini, le loro interazioni con le attività di pesca e l’impatto delle varie attività antropiche.

Il nuovo progetto – ha detto Giovanni Bearzi Presidente dell’Istituto Tethys – è nato per comparare due popolazioni di tursiopi: quella di Kalamos, esigua per la mancanza di cibo nell’area, e quella più abbondante di Amvrakikos, che vive in un’area molto ricca di pesce anche se minacciata da inquinanti di provenienza agricola trasportati dai fiumi nelle acque del Golfo”.   

Dai risultati finora ottenuti durante i survey, condotti con un gommone a chiglia rigida, sembra tuttavia che i delfini siano in buona salute. “La fauna ittica – ha aggiunto Bearzi – è al momento talmente ricca da non creare competizione tra pescatori e delfini; di pesce ce né in abbondanza per tutti. Inoltre, una delle prede preferite dai tursiopi, la Sardinella aurita, è considerata uno scarto dai pescatori del Golfo che, quando la trovano nelle loro reti, la gettano via”.

Finora i ricercatori hanno scattato ai delfini oltre 8.000 fotografie, che hanno permesso di foto-identificare ben 80 individui diversi, avvistati più volte nella stessa area. Dai dati preliminari è emerso che la maggior parte dei delfini non esce quasi mai dal Golfo, probabilmente perchè le acque aperte del Mar Ionio, più profonde e limpide, sono scarsamente popolate dalle prede di questi cetacei.

Tra gli obiettivi dei ricercatori Tethys, c’è anche quello di valutare pericoli e minacce a cui sono esposti i tursiopi, raccogliendo campioni biologici da analizzare in collaborazione con diverse Università europee.

Oltre ai tursiopi, unici cetacei presenti, sono frequentemente avvistate anche tartarughe marine (Caretta caretta) e una ricca avifauna comprendente il pellicano riccio (Pelecanus crispus), che rappresenta una specie rara e che nel Golfo ha un’importante colonia. Il progetto Tethys prevede anche una raccolta di dati sugli uccelli e sulle tartarughe marine.

Considerato il degrado ambientale a cui è soggetta l’area (già definita come “sensibile” nella direttiva 91/271/EEC - Urban Waste Water Treatment), ma anche la sua grande biodiversità, la comunità scientifica sta promuovendo una serie di azioni volte a tutelare il Golfo di Amvrakikos, tra cui un progetto per istituire un Parco Nazionale.

Se l’area non verrà adeguatamente protetta – ha detto il Presidente dell’Istituto Tethys – la qualità delle acque potrebbe essere compromessa al punto da ridurre considerevolmente la fauna ittica e minacciare i delfini e le altre specie animali”.

Chi volesse sostenere le ricerche condotte dai ricercatori di Tethys e saperne di più sul lavoro svolto ad Amvrakikos può partecipare alle ricerche svolte presso l’isola di Kalamos sin dal 1991, oppure contribuire al lavoro svolto nel Santuario Pelagos dei cetacei del Mar Ligure, o presso l’isola d’Ischia in collaborazione con Delphis mdc.


Per ulteriori informazioni e materiale fotografico contattare:

 

Claudia Fachinetti

Ufficio Stampa Istituto Tethys

Cell. 347 8806795

Tel 02 58314889 – 5145

ufficio_stampa@tethys.org – tethys@tethys.org

www.tethys.org

 


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