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Ad Aprile 2007 al via
i campi Tethys per osservare le balene
Per chiunque ami
il mare è un’esperienza straordinaria, una vacanza nella natura
che non richiede competenze specifiche ma solo entusiasmo, spirito
di gruppo e voglia di avvicinarsi ai mammiferi marini dei nostri
mari. Per gli studenti rappresenta una preziosa esperienza
formativa a contatto con biologi esperti e apparecchiature
sofisticate.
Si allunga la stagione di raccolta dati sui cetacei condotta da
Tethys, l’Istituto di ricerca che da oltre 20 anni si occupa dello
studio e della tutela di questi animali in Mediterraneo: già dal
25 aprile si apriranno i campi di osservazione e studio in Mar
Ligure. La ricerca sarà dedicata in particolare alla raccolta di
dati sulle balenottere comuni, che in primavera fanno ritorno
nelle acque del Santuario per nutrirsi di minuscoli gamberetti. E’
un’occasione unica per ammirare in natura questi straordinari e
giganteschi animali contribuendo in prima persona alla loro
salvaguardia. I volontari, infatti, partecipando ai campi di
osservazione e affiancando i biologi nelle attività di raccolta
dati, possono vivere un’incredibile esperienza e partecipare
attivamente alla ricerca.
Tre sono i progetti a cui è possibile partecipare:
Nel Santuario “Pelagos” dei Cetacei, in Mar Ligure
Il Santuario Pelagos, creato a partire da una proposta
dell’Istituto Tethys, possiede una delle più alte concentrazioni
di cetacei di tutto il Mediterraneo. A bordo della confortevole “Pelagos”,
un motorsailer di 21 metri dotato di sofisticati strumenti di
ricerca, i ricercatori, assistiti dai partecipanti ai campi,
studiano il comportamento della maestosa balenottera comune e
della vivace stenella striata, ascoltano con l’idrofono i suoni
del grande capodoglio e fotografano, allo scopo di identificare i
vari individui, altri cetacei meno conosciuti come il globicefalo,
il grampo e il misterioso zifio. Oltre ai cetacei, non è difficile
avvistare creature marine tra cui pesci luna, mobule, tartarughe e
uccelli. A bordo, avventura e ricerca si alternano a momenti di
relax e a lezioni "mirate" sulla biologia dei cetacei.
Presso l’Isola di Kalamos, nella Grecia Ionica
Kalamos è una piccola isola non ancora raggiunta dal turismo di
massa, dove i ricercatori dell’Istituto Tethys studiano da 15 anni
tursiopi e delfini comuni allo scopo di conoscere le loro
abitudini e le minacce a cui sono sottoposti. I biologi, dopo aver
constatato il declino del delfino comune nell’area di studio,
causato da una drastica riduzione delle loro prede, hanno fatto in
modo che la popolazione mediterranea venisse inserita nella Lista
Rossa dell’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN)
tra quelle in pericolo di estinzione. I ricercatori sono ora
impegnati a studiare una comunità residente di tursiopi, ancora in
buona salute, e a monitorare gli ultimi delfini comuni presenti
nella zona. I partecipanti ai campi di ricerca alloggeranno in una
caratteristica casa locale in mezzo al verde e usciranno in mare a
bordo di gommoni a chiglia rigida. A volte, tra un delfino e
l’altro, si può incontrare una foca monaca, un pesce spada o una
tartaruga marina.
Nel Golfo di Napoli, a Ischia, in collaborazione Delphis mdc
Le acque di Ischia rappresentano un'area ideale per lo studio dei
cetacei poiché vi si registra la presenza regolare di cinque
diverse specie del Mediterraneo: stenella striata, delfino comune,
tursiope, grampo e balenottera comune. Globicefalo e capodoglio
sono ospiti occasionali. Priorità del team di ricerca è la
salvaguardia del raro delfino comune. I partecipanti saranno
ospitati a bordo del magnifico veliero-laboratorio "Jean Gab", un
cutter oceanico di 17,7 metri che naviga prevalentemente a vela ed
è attrezzato con idrofoni e telecamere subacquee per documentare
il comportamento dei delfini.
Il campi inizieranno il 25 aprile in Mar Ligure (con una pausa tra
il 2 e il 20 maggio) e il 27 maggio in Grecia e avranno la durata
di 6 giorni. Il costo varia da 575 a 880 Euro a seconda del
periodo scelto e della località e include vitto, alloggio,
assicurazione e quota sociale. Sconti speciali per gli studenti
sotto i 26 anni. Per gli studenti universitari l’esperienza può
valere come credito formativo.
I campi Tethys sono inclusi nel prestigioso programma “Out of the
Blue” della Whale and Dolphin Conservation Society, che offre una
selezione dei migliori campi di osservazione e studio dei cetacei
in tutto il mondo.
02 marzo 2007
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Prima analisi sui cetacei del santuario:
balenottere più al largo e più curiose!
Dopo
neanche due mesi di raccolta dati in mare, quest’anno i
ricercatori dell’Istituto Tethys, che da quasi vent'anni navigano
ogni estate nelle acque del Santuario Pelagos per studiare balene
e delfini, hanno già percorso dallo scorso 22 maggio, data di
inizio stagione, oltre 3940 Km con un “bottino” di ben 88
avvistamenti di cetacei, in prevalenza stenelle striate e
balenottere comuni, il più grande animale vivente secondo solo
alla balenottera azzurra.
Nonostante le condizioni meteorologiche siano state avverse per la
maggior parte del tempo, sono già moltissimi i dati raccolti,
anche grazie alle attrezzature scientifiche di cui è dotata la
nuova imbarcazione di ricerca, il motorsailer di 21 m battezzato “Pelagos”,
che vanno ad aggiungersi al più vasto dataset dei mari italiani
relativo alla distribuzione, abbondanza, ecologia e struttura
sociale di tutte le specie di cetacei presenti nel Santuario.
Da una prima analisi dei dati sembra ci sia un cambiamento nella
distribuzione della balenottera comune, specie che trova nel Mar
ligure occidentale uno dei più importanti siti di alimentazione
dell'intero Mediterraneo, dato che gli esemplari avvistati in
questi primi due mesi di ricerca si trovavano a una maggiore
distanza dalla costa, rispetto alle precedenti stagioni di studio.
Probabilmente questo comportamento è legato alla diversa
distribuzione della loro preda preferita, un piccolo gamberetto (Meganictyphanes
norvegica) che si sposta in grossi banchi a seconda delle
correnti.
Una curiosità che i ricercatori hanno riscontrato quest’anno è
stato il comportamento estremamente tranquillo e curioso da parte
di un paio di rappresentanti dei giganti del mare. "Nei miei vent'anni
di attività di ricercatore – ha detto Sabina Airoldi responsabile
Tethys del Progetto in Mar Ligure - non mi era mai accaduto di
imbattermi in balenottere così curiose e affatto timorose! La
scorsa settimana – ha raccontato - con gli altri ricercatori e i
volontari che partecipano alle crociere di ricerca (dandoci un
aiuto prezioso nella raccolta dati e contribuendo attivamente alla
conservazione dei cetacei) abbiamo avvistato due grosse
balenottere a oltre 25 miglia da Sanremo. Inaspettatamente sono
state proprio loro ad avvicinarsi alla nostra imbarcazione,
restando a meno di 10 m da noi per quasi 5 ore. Devo confessare
che avere due animali dalle dimensioni colossali (circa 22 metri
di lunghezza e 50-60 tonnellate di peso) così vicini da percepirne
distintamente l’odore e venire letteralmente ricoperti dai loro
soffi è stata un'esperienza davvero emozionante, anche per una
"veterana" come me! Non vi dico per i volontari, che hanno vissuto
un’avventura unica".
Ma non sono state solo le balenottere ad allietare le traversate
tra la Liguria e la Corsica e le altre tratte di mare in queste
prime settimane di ricerca. Moltissimi gli avvistamenti di
stenella striata e poi anche tursiopi, grampi e zifi. Per quanto
riguarda queste ultime due specie i ricercatori hanno avuto il
piacere di rincontrare una vecchia conoscenza: “Maura” una giovane
femmina di grampo in compagnia del suo cucciolo, che probabilmente
non aveva più di 40 giorni data la presenza sul corpo di pieghe
fetali. Per quanto riguarda gli zifii, invece, due individui sono
emersi a pochi metri dalla barca permettendo ai ricercatori di
fotografare la loro pinna dorsale e di identificarli, ottenendo
così qualche dato in più su questi cetacei dal temperamento
particolarmente schivo.
Ma la ricerca continua e i ricercatori Tethys sono pronti a nuovi
ed emozionanti incontri con le balenottere, che probabilmente
verso fine agosto cominceranno pian piano a spostarsi verso ovest
lasciando il posto ai capodogli, protagonisti indiscussi di fine
estate.
18 luglio 2006
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A maggio al via i campi Tethys di
osservazione e studio dei cetacei del Mediterraneo
20
anni di esperienza con balene e delfini permettono all’Istituto
Tethys di offrire la possibilità di vivere un’esperienza
straordinaria a chiunque ami il mare. Una vacanza nella natura che
non richiede competenze specifiche ma solo entusiasmo, spirito di
gruppo e voglia di avvicinarsi ai mammiferi marini dei nostri
mari.
La stagione di ricerca avrà inizio già a maggio, con la nuova
imbarcazione del progetto Cetacean Sanctuary Research in Mar
Ligure che, oltre a essere estremamente confortevole, potrà
ospitare una persona in più. Dopo l’ottimo risultato ottenuto lo
scorso anno con un sempre maggiore coinvolgimento dei volontari,
anche questa volta i partecipanti saranno i veri protagonisti,
affiancando i biologi nelle attività di ricerca e contribuendo
così in prima persona alla salvaguardia di balene e delfini.
Tre sono i progetti di ricerca a cui è possibile partecipare:
Nel Santuario “Pelagos” dei cetacei, in Mar Ligure
Nell’area marina compresa nel bacino Corso-Liguro-Provenzale,
decretata area protetta dal 1999 anche grazie alle ricerche
dell’Istituto Tethys, si trova una delle più alte concentrazioni
di cetacei di tutto il Mediterraneo. A bordo della nuovissima ed
elegante “Pelagos”, un motorsailer di 21 metri dotato di
sofisticati strumenti di ricerca, i ricercatori, assistiti dai
partecipanti ai campi, studiano il comportamento dell’enorme
balenottera comune e della vivace stenella striata, ascoltano con
l’idrofono i suoni del maestoso capodoglio e fotografano, allo
scopo di identificare i vari individui, altri cetacei meno
conosciuti come il globicefalo, il grampo e il misterioso zifio.
Oltre ai cetacei, non è difficile avvistare creature marine tra
cui pesci luna, mobule, tartarughe e uccelli. A bordo, avventura e
ricerca si alternano a momenti di relax e a lezioni "mirate" sulla
biologia dei cetacei.
Presso l’Isola di Kalamos, nella Grecia Ionica
Kalamos è una piccola isola non ancora raggiunta dal turismo di
massa, dove i ricercatori dell’Istituto Tethys studiano da oltre
10 anni tursiopi e delfini comuni allo scopo di conoscere le loro
abitudini e le minacce a cui sono sottoposti. I biologi, dopo aver
constatato il rapido declino del delfino comune nell’area di
studio, causato da una drastica riduzione delle loro prede, hanno
fatto in modo che la popolazione mediterranea venisse inserita
nella Lista Rossa dell’Unione Mondiale per la Conservazione della
Natura (IUCN) tra quelle in pericolo di estinzione. I partecipanti
ai campi di ricerca alloggeranno in una caratteristica casa locale
e usciranno in mare a bordo di gommoni a chiglia rigida. A volte,
tra un delfino e l’altro, si può incontrare una foca monoca, un
pesce spada o una tartaruga marina.
Nel Golfo di Napoli, a Ischia, in collaborazione Delphis mdc
Le acque di Ischia rappresentano un'area ideale per lo studio dei
cetacei poiché vi si registra la presenza regolare di cinque
diverse specie del Mediterraneo: stenella striata, delfino comune,
tursiope, grampo e balenottera comune. Globicefalo e capodoglio
sono ospiti occasionali. Priorità del team di ricerca è la
salvaguardia del raro delfino comune. I partecipanti saranno
ospitati a bordo del magnifico veliero-laboratorio "Jean Gab", un
cutter oceanico di 17,7 metri che naviga prevalentemente a vela ed
è attrezzato con idrofoni e telecamere subacquee per documentare
il comportamento dei delfini.
Il campi durano 6 giorni. Il costo varia da 500 a 870 Euro a
seconda del periodo scelto e della località e include vitto,
alloggio, assicurazione e quota sociale. Sconti speciali per gli
studenti sotto i 26 anni e per chi partecipa a più turni. Per gli
studenti universitari di materie scientifiche, il certificato
rilasciato a fine corso vale come credito formativo.
I campi Tethys sono inclusi nel prestigioso programma “Out of the
Blue” della Whale and Dolphin Conservation Society, che offre una
selezione dei migliori campi di osservazione e studio dei cetacei
in tutto il mondo.
10 febbraio 2006
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Delfino comune del Mediterraneo:
Più protetto di così non si
può... Ma solo sulla carta
La popolazione mediterranea del
delfino comune
(Delphinus delphis) ha raggiunto il
più alto grado di protezione possibile, legislativamente parlando,
passando dall’Appendice II all’Appendice I della Convenzione sulle
Specie selvatiche Migratorie – CMS - (conosciuta anche come
Convenzione di Bonn), nata con lo scopo di tutelare gli animali
migratori, terrestri e marini, e l’avifauna. Questa importante
decisione è stata presa al convegno della CMS tenutosi a Nairobi
alla fine dello scorso novembre. “Questo innalzamento del livello
di guardia normativo – spiega Giovanni Bearzi, presidente
dell’Istituto Tethys che si occupa della tutela di questi animali
- indica che il delfino comune necessita di misure urgenti di
tutela se non si vuole che scompaia del tutto dal Mediterraneo”.
Tali misure, per essere efficaci, dovranno comprendere la
conservazione dell’habitat dove vivono questi animali – ad esempio
attraverso la creazione di Aree Marine Protette - e il controllo
di tutti i fattori che possono mettere in pericolo la
sopravvivenza della specie in Mediterraneo, tra cui la pesca
eccessiva e le catture accidentali nelle reti. Tutti gli Stati che
aderiscono alla Convenzione di Bonn hanno l’obbligo di promuovere
azioni in questo senso. Il delfino comune del Mediterraneo, molto
abbondante nelle nostre acque fino a 30-50 anni fa, era da tempo
al centro dell’attenzione dal punta di vista conservazionistico,
tanto che nel 2003 l’Unione Mondiale per la Conservazione della
Natura (IUCN) – in seguito a una proposta dello stesso Bearzi – lo
aveva incluso nella famosa Lista Rossa degli animali più
minacciati, dichiarandolo “in pericolo”. “Con questo ulteriore
traguardo – spiega Bearzi – la popolazione mediterranea di delfino
comune ha ottenuto la massima protezione normativa che era
possibile ottenere. Ora è necessario che gli stati rivieraschi del
Mediterraneo passino dalle parole ai fatti, e si adoperino
concretamente per la tutela degli animali in natura”.
16 gennaio 2006
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Caccia alle Balene:
per studiare i grandi Cetacei il
massacro non serve
Il 24 giugno a Ulsan, in Corea, si è
concluso il 57° Meeting della Commissione Baleniera Internazionale
(IWC) - un mese di incontri scientifici e dibattiti politici – che
ha visto gli stati pro-caccia (in testa Giappone, Norvegia e
Islanda) sconfitti ancora una volta. I balenieri non sono
riusciti, infatti, nel loro intento di abolire la moratoria del
1986 che tutela i grandi cetacei, né in quello di aumentare le
specie cacciabili o almeno di passare al voto segreto. Tuttavia,
probabilmente, è solo questione di tempo e per il prossimo
incontro dell’IWC, il Giappone si è detto fiducioso di riuscire a
portare dalla sua parte abbastanza paesi (specie quelli più
poveri, dei quali è facile “comprare” il voto con incentivi
economici di vario tipo) in modo da riaprire la caccia commerciale
alle balene. I giapponesi, comunque, hanno dichiarato che,
nonostante quest’anno non abbiano conquistato i voti necessari ad
aumentare le quote di caccia, raddoppieranno ugualmente, anche
senza consenso, il numero di balenottere minori (arrivando a 850)
uccise nelle acque antartiche, inserendo nel massacro anche 50
balenottere comuni e 50 megattere all’anno. L’attività baleniera
del Giappone è, almeno sulla carta, a scopo scientifico ma non
rispetta mai il numero di catture pianificato, tanto che quest’anno
l’Australia ha tentato di far punire il popolo nipponico per
questa inadempienza ma, purtroppo, non è riuscita nel suo intento.
“Le
motivazioni portate dai giapponesi per legittimare un così alto
numero di balene uccise non trovano una corrispondenza
scientifica” ha detto Simone Panigada, che ha partecipato a Ulsan
all’incontro del Comitato scientifico della Commissione Baleniera
Internazionale in qualità di rappresentate della delegazione
italiana, insieme a Bruno Cozzi dell’Università di Padova e a
Caterina Fortuna dell’ICRAM. Dopo aver accusato ingiustamente i
cetacei di essere i responsabili del depauperamento delle risorse
ittiche degli oceani, quest’anno il Giappone ha proposto di
ridurre anche gli stock di balenottere comuni e megattere per
“tutelare” la più rara balenottera azzurra come se fossero queste
specie a mettere in pericolo il futuro della meno abbondante
cugina invece dell’inquinamento acustico, del degrado
dell’ambiente marino, del sovrasfruttamento delle risorse causato
dalla pesca indiscriminata, dalle collisioni con navi sempre più
veloci e da altro ancora.. “Non meno accesa – ha detto Panigada
che è Vicepresidente dell’Istituto Tethys, organizzazione che da
vent’anni studia e tutela i cetacei in Mediterraneo – è stata la
discussione sulla liceità dell’uso di metodi letali per la ricerca
scientifica sui cetacei, sulla consistenza degli stock di cetacei
campionati e sui parametri e le metodologie impiegati nello
studio. Per i giapponesi non esistono mezzi meno invasivi
dell’uccisione delle balene per studiare adeguatamente questi
animali (ricordiamo che il Giappone sostiene di cacciare i cetacei
solo a scopo scientifico), mentre i ricercatori di tutto il mondo
impiegano da anni e con successo metodi di ricerca assolutamente
innocui per i cetacei. Solo la settimana scorsa – ha aggiunto
Panigada – nel Santuario Pelagos dei Cetacei in Mar Ligure,
durante le campagne di studio dell’Istituto Tethys abbiamo
effettuato oltre 25 avvistamenti di balenottere comuni sulle quali
abbiamo raccolto molti dati interessanti senza bisogno di arrecare
alcun danno agli animali”. Tra le tecniche non invasive impiegate
dall’Istituto Tethys per studiare le balenottere ricordiamo il
prelievo a distanza di minuscoli campioni di tessuto, grazie ai
quali è possibile studiare la genetica di questa specie (Tethys ha
contribuito a dimostrare che è la popolazione mediterranea è
isolata e largamente separata da quella atlantica) e il carico di
contaminanti accumulato nel tessuto adiposo, e di campioni di feci
che permettono di studiare la loro dieta. Inoltre, grazie
all’applicazione tramite ventosa di un piccolo registratore di
profondità (TDR) sul dorso delle balenottere è possibile conoscere
la profondità raggiunta da questi animali, il tempo trascorso in
immersione e la loro velocità, mentre con la tecnica della
fotoidentificazione si possono catalogare i diversi individui (Tethys
ha identificato oltre 350 balenottere nel Santuario). Infine,
seguendo appositi protocolli si può studiare il comportamento
delle balenottere nei confronti delle imbarcazioni e quindi
delineare regole per ridurre il disturbo agli animali durante le
attività di whale-watching.
“I documenti e i report presentati dal Giappone durante le
riunioni dell’IWC – ha aggiunto il vicepresidente Tethys – sono,
inoltre, incompleti e solo in rari casi i dati raccolti vengono
pubblicati su riviste internazionali indicizzate, contribuendo
poco o nulla alle conoscenze scientifiche – che si basano in
massima parte sui dati ottenuti tramite metodi di ricerca non
letali”. In pratica la scientificità degli scienziati nipponici al
soldo dell’industria baleniera sembra esaurirsi sulle tavole dei
ristoranti dove i dati sulle balene (sotto forma di tranci,
bistecche e zuppe) ne arrivano in abbondanza!
“Non è però solo la caccia – ha detto Panigada – a preoccupare
conservazionisti e studiosi. Altre minacce, infatti, potrebbero
mettere a serio rischio il futuro di alcune specie di cetacei. Tra
gli argomenti di cui si è discusso durante la riunione del
comitato scientifico dell’IWC ci sono l’inquinamento acustico, lo
stato dell’ambiente, la protezione delle specie più in pericolo, i
livelli di contaminanti nei cetacei, le catture accidentali (che
in alcuni paesi rappresentano un importante fattore economico,
data la commercializzazione a fini alimentari della carni ricavate
dai prodotti del by-catch), le collisioni con le imbarcazioni e le
interazioni con le reti derivanti (spadare)”. Tutte questi
pericoli per i cetacei il Giappone non li vuole neanche prendere
in considerazione e anzi si è detto fortemente contrario alle
attività del Comitato Scientifico che si occupa delle della
conservazione di questi animali.
Un’altra nota negativa di questo 57° Meeting è il fatto che il
Presidente Brasiliano Lula non è riuscito per il momento a dar
vita a un nuovo santuario dei cetacei nell'Atlantico del sud. Se
dovessero avverarsi le nefaste previsioni che vedono gli stati
pro-caccia abolire a breve la moratoria dell’86, la creazione di
queste oasi protette per i cetacei sarà sempre più rilevante per
il futuro di questi animali.
1 luglio 2005
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Nuovo Progetto dell’Istituto Tethys in
Grecia:
i primi risultati sui tursiopi del
Golfo di Amvrakikos
Si amplia
l’area di studio del
progetto
Ionian Dolphin Project condotto presso l’isola di Kalamos in Grecia
Ionica, dove dal 1993 i ricercatori dell’Istituto Tethys studiano delfini comuni
e tursiopi. La nuova area di studio comprende ora anche il Golfo di Amvrakikos,
un bacino semichiuso, dove, malgrado le acque inquinate e grazie alla
straordinaria abbondanza di prede, vive una popolazione residente di tursiopi.
Dopo tre
anni di survey nel Golfo di Amvrakikos, l’Istituto Tethys ha aperto
ufficialmente lo scorso gennaio una nuova e grande base di ricerca a Vonitsa,
una cittadina che si affaccia sul golfo.
Designato
come sito Ramsar dal 1975 e area soggetta a speciale protezione dalla direttiva
EC 79/409 per la conservazione dell’avifauna selvatica e dalla Convenzione di
Barcellona, il Golfo di Amvrakikos è stato incluso nella rete del progetto
Natura 2000. Il golfo è il più grande e uno dei più importanti bacini chiusi
della Grecia. Copre un’area di circa 400 Km2,si estende
su 256 Km di costa, e raggiunge una profondità massima di 60 metri.
Queste
caratteristiche ne fanno un luogo ideale per svolgere ricerche sui delfini
costieri che lo abitano. Acque chiuse, protette e calme per tutto l’anno, come
quelle di Amvrakikos, consentono di svolgere campagne di studio anche durante il
periodo invernale e di stimare con buona precisione la composizione e la
dinamica della popolazione dei delfini, le loro interazioni con le attività di
pesca e l’impatto
delle varie attività antropiche.
“Il
nuovo progetto – ha detto Giovanni Bearzi Presidente dell’Istituto Tethys –
è nato per comparare due popolazioni di tursiopi: quella di Kalamos, esigua per
la mancanza di cibo nell’area, e quella più abbondante di Amvrakikos, che vive
in un’area molto ricca di pesce anche se minacciata da inquinanti di provenienza
agricola trasportati dai fiumi nelle acque del Golfo”.
Dai
risultati finora ottenuti durante i survey, condotti con un gommone a chiglia
rigida, sembra tuttavia che i delfini siano in buona salute. “La fauna ittica
– ha aggiunto Bearzi – è al momento talmente ricca da
non creare competizione tra pescatori e delfini; di pesce ce né in abbondanza
per tutti. Inoltre, una delle prede preferite dai tursiopi, la Sardinella aurita,
è considerata uno scarto dai pescatori del Golfo che, quando la trovano nelle
loro reti, la gettano via”.
Finora i
ricercatori hanno scattato ai delfini oltre 8.000 fotografie, che hanno permesso
di foto-identificare ben 80 individui diversi, avvistati più volte nella stessa
area. Dai dati preliminari è emerso che la maggior parte dei delfini non esce
quasi mai dal Golfo, probabilmente perchè le acque aperte del Mar Ionio, più
profonde e limpide, sono scarsamente popolate dalle prede di questi cetacei.
Tra gli
obiettivi dei ricercatori Tethys, c’è anche quello di valutare pericoli e
minacce a cui sono esposti i tursiopi, raccogliendo campioni biologici da
analizzare in collaborazione con diverse Università europee.
Oltre ai
tursiopi, unici cetacei presenti, sono frequentemente avvistate anche tartarughe
marine (Caretta caretta) e una ricca avifauna comprendente il pellicano
riccio (Pelecanus crispus), che rappresenta una specie rara e che nel
Golfo ha un’importante colonia. Il progetto Tethys prevede anche una raccolta di
dati sugli uccelli e sulle tartarughe marine.
Considerato il degrado ambientale a cui è soggetta l’area (già definita come
“sensibile” nella direttiva 91/271/EEC - Urban Waste Water Treatment), ma anche
la sua grande biodiversità, la comunità scientifica sta promuovendo una serie di
azioni volte a tutelare il Golfo di Amvrakikos, tra cui un progetto per
istituire un Parco Nazionale.
“Se
l’area non verrà adeguatamente protetta – ha detto il Presidente
dell’Istituto Tethys – la qualità delle acque potrebbe essere compromessa al
punto da ridurre considerevolmente la fauna ittica e minacciare i delfini e le
altre specie animali”.
Chi
volesse sostenere le ricerche condotte dai ricercatori di Tethys e saperne di
più sul lavoro svolto ad Amvrakikos può partecipare alle ricerche svolte presso
l’isola di Kalamos sin dal 1991, oppure contribuire al lavoro svolto nel
Santuario Pelagos dei cetacei del Mar Ligure, o presso l’isola d’Ischia in
collaborazione con Delphis mdc.
Per
ulteriori informazioni e materiale fotografico contattare: